
Un team di DiBio indaga sul futuro del Mar Mediterraneo!
Pubblicato il: 03.02.2026 13:22
Aeolus è un progetto di ricerca che investiga gli adattamenti delle alghe brune all'acidificazione dei mari. A coordinarlo è Ilaria D'Aniello: "Qui un laboratorio sul nostro futuro, studiarlo aiuta a scoprire cosa accadrà alle specie che popolano il Mediterraneo”
Tra le foreste sommerse delle Eolie per capire come le alghe rispondono alla crisi
Non sempre si può andare sott’acqua. Bisogna che ci siano le condizioni meteomarine giuste prima di immergersi, tornando a studiare quel che sta accadendo alle alghe dei fondali dell’arcipelago per le Eolie: scoprirlo aiuterà a comprendere il destino delle alghe di tutto il mondo, in oceani sempre più acidificati. “E in gioco non c’è solo il destino di alcune alghe, perché le foreste sommerse sono tra gli ecosistemi più importanti del Mediterraneo: proteggono le coste, sostengono la biodiversità e contribuiscono alla salute complessiva del mare, ecco perché capire se e come possono resistere all’acidificazione significa anticipare il futuro degli interi ecosistemi costieri”, spiega orgogliosa Ilaria D’Aniello, dottoranda dell’Università di Padova. E’ lei a coordinare il progetto di ricerca Aeolus, finanziato dalla Padi Foundation: la affiancano, tra gli altri, Marco Munari e Isabella Moro, ci sono il supporto della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dell’associazione naturalistica Nesos, attiva nei mari di questo straordinario arcipelago. In fondo, il punto è chiaro: il mare sta assorbendo sempre più anidride carbonica dall’atmosfera, diventando progressivamente più acido. Un cambiamento quasi impercettibile ancora, ma potenzialmente devastante per molti organismi marini.
Eolie, così le alghe rispondono al cambiamento climatico
Un luogo speciale che anticipa il futuro
E perché le Eolie sono un luogo “speciale” per chi fa ricerca? “Perché offrono un’occasione rara per osservare in anticipo cosa accadrà ovunque. – spiega D’Aniello - In alcune aree, la loro origine vulcanica fa sì che dal fondale marino emergano gas che abbassano naturalmente il pH dell’acqua”. L’area che circonda l’isolotto di Bottaro - vicino Panarea - ad esempio è nota per le intense emissioni osservabili dalla superficie ed è per questo diventata anche importante meta turistica. “Qui, l’acqua che circonda le emissioni subisce delle modificazioni chimiche che la rendono più acida a causa del discioglimento dell’anidride carbonica che è la componente principale dei gas emessi. – annota la ricercatrice – Ecco perché nelle acque che circondano l’isolotto di Bottaro già oggi esistono condizioni simili a quelle previste per gli oceani di domani”. Di un domani non troppo lontano. Così il team di ricercatori scende sott’acqua, osserva e raccoglie dati direttamente dall’ambiente naturale. L’osservata speciale si chiama Ericaria brachycarpa: “Si tratta di un’alga bruna molto importante nel Mar Mediterraneo perché forma vere e proprie foreste sommerse e crea habitat per molte altre specie. - spiega D’Aniello - È importante sottolineare che le alghe seguono cicli stagionali, per questo il progetto prevede più campionamenti nel corso dell’anno: uno è stato effettuato a settembre, alla fine della stagione riproduttiva, e un secondo è previsto per aprile”.
Non tutto è perduto, forse
Non si studiano solo le alghe, ma l’intera comunità ad esse associata. “Sì, la foresta viene valutata come un sistema unico e lo scopo finale è quello di comprendere l’interazione tra le sue componenti. - annuisce Ilaria - Noi cerchiamo di comprendere come cambia la struttura delle foreste in condizioni naturalmente acidificate, come varia la biodiversità associata e se l’ecosistema riesce a mantenere le sue funzioni fondamentali, come la produzione di ossigeno e di biomassa”. Uno degli aspetti centrali del progetto è capire se queste foreste restano ecosistemi “funzionanti” anche sotto stress. Per farlo, i ricercatori chiedono risposte all’ambiente dell’intera comunità con strumenti subacquei installati direttamente sul fondale – tecnicamente si tratta di “camere bentiche” - per valutarne lo stato fisiologico, e capire se la foresta è ancora in grado di crescere e sostenere la vita attorno a loro nonostante l’ambiente più acido. E le notizie non sono tutte negative, anzi. “Fin qui emerge un quadro più complesso di quanto ci si potrebbe aspettare. - anticipa D’Aniello - Nelle aree naturalmente acidificate le foreste non mostrano una regressione evidente, anzi, appaiono dense ed estese. Ciò suggerisce una buona resilienza di queste popolazioni anche in condizioni apparentemente sfavorevoli. Nei prossimi mesi capiremo se a questa stabilità della foresta corrisponde anche il mantenimento delle funzioni ecologiche dell’alga durante le fasi di stress. Solo integrando i dati stagionali potremo stabilire se si tratta di una reale resilienza o di una risposta limitata a specifiche fasi del ciclo vitale”. Con Ilaria, Marco e Isabella, ci sono Teresa Romeo e Fabio Crocetta della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Valerio Matozzo dell’Università di Padova e Pietro Lo Cascio, che qui ha fondato l’associazione Nesos. Solida la rete di collaborazioni internazionali, che ingloba Fiorenza Micheli della Stanford University (Usa), ma anche Emma Cebrian e Jordi Boada del Ceab-Csic di Blanes (Spagna).
“In gioco il futuro dell’intero pianeta”
Ci si tornerà a immergere tra qualche settimana, orgogliosi e responsabili: “Ci sono angoli delle isole Eolie in cui vale davvero la pena di indossare una maschera per guardare sotto la superficie. – spiegano i ricercatori - Le rocce si coprono di alghe brune che si muovono con il moto dell’acqua, formando vere e proprie foreste sommerse. Tra le fronde si nascondono piccoli pesci, crostacei, molluschi e tanti altri animali. È un ecosistema complesso, vivo, apparentemente stabile. Un piccolo mondo tutto da scoprire. In fondo il progetto Aeolus nasce proprio da qui, da una domanda semplice e allo stesso tempo urgente: in che modo queste foreste si adattano ai cambiamenti che stanno attualmente avvenendo nei nostri mari?”. Ed è dunque da questi luoghi straordinari - che fra qualche mese di popoleranno di turisti (un fenomeno simile è rappresentato dai “vents” di Ischia, anche in quel caso studiati come laboratorio di acidificazione naturale dei mari) - che arriveranno presto risposte importanti non solo sul destino di alcune alghe. “In gioco c’è di più, molto di più. – annuisce Ilaria D’Aniello - Le foreste sommerse sono tra gli ecosistemi più importanti del Mediterraneo: proteggono le coste, sostengono la biodiversità e contribuiscono alla salute complessiva del mare. Capire se e come possono resistere all’acidificazione significa anticipare il futuro dei nostri ecosistemi costieri. Il nostro progetto indaga tutto questo perché in alcuni tratti di mare quel futuro è già iniziato, suggerendo strategie efficaci di conservazione e gestione. Investire nella ricerca scientifica di base e nella tutela degli ambienti marini significa preservare un patrimonio naturale insostituibile e garantire che continui a fornire benefici anche alle generazioni future, non dimentichiamolo”.
Segue il link all'articolo su Repubblica:
https://www.repubblica.it/green-and-blue/2026/01/26/news/eolie_alghe_crisi_climatica-425119206/


