Progetto FSE

  • Fondo Sociale Europeo - Asse capitale Umano - DGR 1686/2012
  • Analisi del ciclo riproduttivo e del reclutamento del mollusco bivalve Callista chione (fasolaro) per un miglioramento della gestione della risorsa lungo le coste venete

Tra le attività di pesca che vengono praticate lungo la costa veneta, quella del fasolaro  (Callista chione) riveste una crescente importanza economica. Questo mollusco bivalve rappresenta una produzione tipica dell’Alto Adriatico, infatti viene pescato mediante draga turbosoffiante esclusivamente tra Friuli e Veneto, coinvolgendo le marinerie dei tre compartimenti marittimi di Monfalcone, Venezia e Chioggia. La pesca viene praticata ad una distanza di 8 – 10 miglia dalla costa, su dossi di sabbie relitte, a profondità comprese tra i 15 e i 25 m. La risorsa fasolaro è gestita in modo esclusivo dall’O.P. ”I Fasolari”, grazie alla cui attività, vengono programmati e regolamentati tempi e quantitativi delle raccolte sull’intero territorio di prelievo. Le barche autorizzate a svolgere tale attività erano 63 nel 2008, ma sono salite attualmente a 82. L’aumento più consistente, da 17 imbarcazioni a 30, ha riguardato la marineria di Chioggia. Questo aumento risente soprattutto degli effetti della forte riduzione della pesca della vongola Chamelea gallina e della conseguente richiesta da parte degli addetti di riconvertirsi alla pesca dei fasolari. Nonostante l’accresciuto numero di imbarcazioni coinvolte, la produzione totale è sostanzialmente rimasta invariata dal 2008 ad oggi, attestandosi sulle 1700 t/anno.

In anni recenti la popolazione nord-adriatica del fasolaro ha attraversato momenti di particolare criticità, destando viva preoccupazione tra i pescatori per le ricadute presenti e future sulla presenza e l’abbondanza della specie. I banchi di fasolari sono stati impattati dall’attività di dragaggio delle sabbie costiere, finalizzato al ripascimento delle spiagge, facendo registrare nelle aree di cava una pressoché totale scomparsa della risorsa, senza segni di ripresa anche ad un anno di distanza. Fenomeni di moria sono stati recentemente riscontrati in alcune aree, in particolare quello del settembre 2010 ha comportato la scomparsa di circa l’80% del prodotto. Tali morie non hanno trovato a tutt’oggi alcuna spiegazione, ma potrebbero essere collegabili a particolari condizioni di alcuni parametri ambientali, quali temperatura e salinità. L’O.P. I Fasolari ha sempre mostrato una particolare attenzione all’individuazione di criteri di gestione sostenibile della risorsa, ad esempio prevedendo il riposo biologico (2-3 anni) in zone di pesca scelte a rotazione al fine di tutelare la riproduzione e la crescita dei fasolari. Tuttavia per una maggiore razionalizzazione del prelievo, nel rispetto della sostenibilità ecologica, in un’ottica di mantenimento della redditività e di potenziamento della filiera produttiva, si rende indispensabile approfondire le conoscenze biologiche sulla specie, ancora limitate, in relazione alle caratteristiche del suo habitat.  Tra gli aspetti indagati, particolare attenzione viene data alla valutazione del reclutamento giovanile, dei tassi di crescita, della taglia di prima riproduzione, nonché alle caratteristiche del ciclo riproduttivo e del ciclo delle riserve energetiche.

Responsabile del progetto

Partnership

  • Organizzazione di Produttori della Pesca di Fasolari dell'Alto Adriatico