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Prima i geni: liberiamo il futuro dell'agricoltura

06.07.17

IL GENOME EDITING È DI TUTTI.E  LA SUA REGOLAZIONE DEVE MANTENERLO TALE.

Il miglioramento genetico delle piante è una delle
tecnologie più antiche e sperimentate.
Quella con cui l’agricoltura stessa è cominciata, e quindi forse quella,dopo il fuoco, cui dobbiamo di più. In diecimila anni, non ha prodotto effetti indesiderati come le altre tecnologie agrarie: l’aratro, l’irrigazione,i fertilizzanti, i pesticidi.Per quasi tutta la sua storia, però, il miglioramento genetico ha dovutoaspettare il caso. O se vogliamo, la fortuna. Solo quando la naturaspontaneamente e casualmente produceva una variazione favorevole,l’agricoltore poteva cogliere l’opportunità e far riprodurre quella piantanel suo campo.
Nell’ultimo secolo, per non dover dipendere più dal caso, o attenderetroppo a lungo, abbiamo in qualche modo “forzato” le piante facendoincrociare varietà lontane o accelerando le mutazioni con l’aiuto diagenti fisici o chimici, tecniche che insieme alla modifi cazione geneticadesiderata ne producono inevitabilmente anche delle altre, per lo piùsconosciute. Questo non avviene con l’ingegneria genetica, che è piùprecisa ma può introdurre del DNA proveniente da un’altra specie.In realtà, tutte queste modifi cazioni genetiche, compreso iltrasferimento di geni da una specie a un’altra, avvengono anche innatura e sono state sfruttate dagli agricoltori fi n dalla preistoria. Sonosolo molto rare.Per fortuna, i rischi per la salute che si possono correre con qualsiasitipo di miglioramento genetico – antico o moderno, offerto dalla naturao accelerato dall’uomo – si sono però rivelati estremamente rari, e lipossiamo comunque identificare ed evitare con facilità. La sicurezzadel miglioramento genetico si è dunque dimostrata abbastanza robustada sopportare molto bene anche le nostre “forzature”.

Oggi però disponiamo di una nuova tecnologia,
il genome editing, che ci permette di non dover più “forzare” le piante.
Quel carattere favorevole che attendevamo, e solo quello, possiamofarlo produrre noi dalla pianta stessa. Il risultato è identico a quello cheavrebbe prodotto la natura, se fossimo stati solo molto fortunati.Il caso – o la fortuna – li possiamo sostituire con la nostra conoscenzadella biologia della pianta. Per il miglioramento genetico, è un passoavanti straordinario.

A che cosa ci può servire questa nuova tecnologia?

Insieme a quelle che abbiamo sviluppato in passato, ci può servirea mangiare tutti e a mangiare meglio, ma soprattutto a rendere piùsostenibile la produzione di cibo, che è oggi – anche se lo ricordiamotroppo raramente – la singola attività umana con il maggiore impattosugli ambienti naturali e sul clima.Perché è meglio adattare la pianta all’ambiente, che l’ambiente allapianta. Proprio perché permette di cambiare anche un solo carattere,magari quello che può rendere la pianta resistente a un parassitao al cambiamento climatico, o più nutriente, il genome editing ci puòaiutare a conservare una varietà tipica com’è e come ci piace oggi. E inpiù è una tecnologia semplice, economica, accessibile a tutti. Per questosembra fatta su misura per la nostra agricoltura, che è ricca di varietàtipiche, colture di nicchia e piccole imprese.
Abbiamo davanti un’opportunità straordinaria perl’ambiente e per l’agricoltura italiana. Che possiamo cogliere, se sapremo fare le scelte giuste.

L’iniziativa è stata lanciata dalla Società Italiana di Genetica Agraria (SIGA), con il patrocinio della Società Italiana di Biologia Vegetale (SIBV) e del CREA.Qui il link con il resoconto del lancio http://www.geneticagraria.it/news_dett.asp?a_pag=2&id=1322


L'appello può essere firmato qui: http://primaigeni.it


Data aggiornamento:  07.07.2017 08:30